Gioco di Carte (e altre poesie…)

Le poesie sono delle carte e, un po’ come le carte, a me piace prenderle dal mazzo. Alcune sono più vecchie, alcune più recenti e alcune non le ho inserite perché non sono uscite dal mazzo…

Eccone alcune…

Vorrei
che tu
li aprissi
gli occhi.
Il sogno
ti allontana,
ti ruba
a un’alba
melograna.
Sbava questo cielo
come d’olio.
Scola scura
questa acqua
come stracci
trascinati zuppi.
Beve la grondaia
avida di pioggia
e il fuoco bagnato
della stoppa
scende in gola.
L’aria secca cede,
sotto il peso
della goccia.
E il fango
esulta e spurga
dentro il ventre
della terra.
E’ tempo
di mela.
L’albero
curva
il ramo
e la sfera
vola.
Uno spicchio
ancora.
Fammi
sentire
qual è
il sapore
della vita
matura.
Cento passi
mille passi
un passo ancora.
Manca un’ora
alla fine
di quest’amore
che scola,
che esce dal cuore.
Rallento,
provo a frenare
ad andare controvento,
a vedere
dov’è che si è rotto,
a cercare
la crepa indiscreta.
Come lana
sfilata,
come maglia
slabbrata,
riparo la trama,
la cucio
con fili di seta
mentre dormo nell’attesa.
Manca un’ora ancora
e non so se nel cuore
c’è  posto,
se l’amore si è rotto
e non so se muovere
il passo.
Il sole
cede
il posto.
Ma quale
rosso?
Qual è
l’istante
che diventa
sera,
l’attimo primo
che nasconde
la luna?
E quale
il giorno ultimo
d’autunno
e il primo
d’inverno,
quale l’età
che curva
le spalle?
Il confine
della sera
non ha frontiera.
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